Pellagra, malattia dei poveri di ieri

pellagra

Il progresso e il maggior benessere hanno debellato carestie, povertà e malattie che, fino a qualche secolo fa, erano all’ordine del giorno. Fra le grandi piaghe del passato c’è stata sicuramente la pellagra, una malattia il cui nome è particolarmente evocativo: nelle regioni del Nord Italia e, in particolare, in Lombardia questo termine indicava la pelle resa ruvida dalla malattia.
E, in effetti, uno dei sintomi principali della pellagra è la dermatite che, insieme alla diarrea e alla demenza, ha portato gli studiosi a identificare la pellagra come la malattia delle tre D la cui serietà e pericolosità viene identificata con un’altra lettera “D”, death, morte.
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Le origini della pellagra sono state per molto tempo collegate al consumo di mais: questo cereale venne importato in Europa dopo la scoperta delle Americhe e divenne ben presto una delle coltivazioni più diffuse, per via di una resa elevata rispetto ad altri cereali, come l’orzo o la segale.
Grazie a questa sua caratteristica, il mais aveva un costo basso e ciò lo portò a essere diffuso in maniera capillare nell’alimentazione dei ceti poveri e fra le persone di bassa estrazione sociale.

Insieme al mais, però, si diffuse anche la pellagra e alla facile conclusione che il mais fosse il principale responsabile di questa malattia: tale connessione, all’apparenza logica, però venne smentita dalla non diffusione della pellagra in Messico e, quindi, dopo studi e analisi più approfonditi emerse che era colpa delle modalità di preparazione del mais a far insorgere la pellagra.

Infatti, le popolazioni del Centro America erano solite preparare il mais in una soluzione alcalina che rendeva biodisponibile la niacina e il triptofano, un aminoacido, che si converte in niacina.
Dunque, la carenza della vitamina niacina era la causa principale della pellagra: per questo motivo, la niacina è anche nota come vitamina PP cioè Preventing Pellagra (oltre che come vitamina B3 e acido nicotinico).
La niacina è contenuta in spinaci, carni bianche, arachidi, lievito di birra, tonno, salmone e pesce spada e il fabbisogno quotidiano è variabile in funzione del sesso: 14 mg/g al giorno per le donne e 18 mg/g al giorno per gli uomini.

Per saperne di più sulla niacina, un approfondimento è disponibile al link http://www.saperesalute.it/network/tuttovitamine/glossario/vitamina-b3-niacina-o-vitamina-pp

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